Scuola di Sviluppo Locale Sebastiano Brusco
 
Il tema dell'edizione 2015


Il tema della decima edizione: Imprenditorialità, territori e innovazione

Il dibattito in corso sui fattori all'origine di una nuova centralità economica e culturale del lavoro e dell’impresa ha messo in rilievo prioritariamente l’irrobustimento dei meccanismi virtuosi impliciti nell’organizzazione socio-spaziale dei processi economici. Il territorio rappresenta infatti il contesto all’interno del quale si costruisce la qualità, si creano legami tra “tradizione” e “innovazione”, si strutturano reti di impresa e si configurano filiere territoriali competitive; si generano le forme attraverso cui si innova (diversi tipi di multifunzionalità, creazione di immaginari e strategie di comunicazione); si determinano modalità efficaci di finanziamento dell’innovazione; si attivano complessi legami tra innovazione e strutturazione sedimentata della piccola impresa (centralità dei meccanismi di genere e generazionali, a base familiare, nella distribuzione dei ruoli e nell'organizzazione del lavoro); si trasferiscono saperi e competenze, generando legami tra innovazione e formazione.
Inscrivendosi in questo scenario generale, la Scuola ha selezionato i seguenti temi di diretta rilevanza per i territori e il loro sviluppo, ognuno dei quali verrà analizzato in un'apposita sessione mattutina, che sarà affiancata da una discussione di casi nel pomeriggio.  

1.  Innovazione e competitività territoriale: due facce di una stessa medaglia 

Il rapporto tra innovazione e territorio può essere letto da due punti di vista. Il primo mette in evidenza le grandi disparità territoriali che esistono nell’attività innovativa, sia in termini di input sia di output, tali da definire una vera e propria “geografia dell’innovazione”. Il secondo si focalizza sugli effetti che il differenziale di capacità innovativa può generare sulle prestazioni dei diversi territori, in termini di crescita e competitività. Si tratta dunque di due facce di una stessa medaglia, la cui importanza è essenziale nel definire i destini e le strategie delle regioni cosiddette “arretrate”, vista l’improponibilità di una competizione basata sul solo costo del lavoro. Il tema dei differenziali territoriali nei processi innovativi, della loro misurazione, delle cause che ne sono fondamento e delle possibili politiche di intervento (inclusi i sistemi di finanziamento per le imprese), risulta essenziale per una politica regionale economicamente sostenibile e di lungo periodo, orientata alla valorizzazione del capitale umano e della nuova imprenditorialità che può derivare dalla creazione di nuove imprese innovative. Inoltre, in un Paese come il nostro, il concetto di innovazione comprende non solo le attività ad alta tecnologia, ma anche quelle relative ai settori maturi, alla cultura e al tempo libero e, più in generale, ai settori connessi ai nuovi bisogni legati al miglioramento della qualità della vita.

2. Le reti organizzative, specialmente ma non soltanto di impresa

Il tema dell'organizzazione di rete ha accompagnato la ricerca sullo sviluppo locale in Italia fin dai primi studi sui distretti industriali (reti per eccellenza), prima in termini prevalentemente metaforici, in seguito con analisi metodologicamente più avvertite. Il dibattito è attualmente alimentato da ulteriori applicazioni non del tutto sistematiche sui cluster, sui poli di innovazione, sui distretti high-tech ecc. La nozione di rete organizzativa e l’analisi di rete sembrano inoltre applicabili con profitto ad alcuni temi di cui la Scuola si è occupata diffusamente, in particolare la produzione e gestione di beni di club e common-pool resources. In questo quadro, una novità interessante è rappresentata dalla legislazione in materia di reti di imprese (decreto Bersani del 2006 e legge del 2009), che comincia a conoscere applicazioni di rilievo.

3. Il ruolo dell’imprenditorialità femminile nello sviluppo territoriale

Il ruolo delle imprese a conduzione femminile in termini di prestazioni aziendali è stato analizzato da un'ampia messe di ricerche empiriche. Per converso, il rapporto tra la cifra di genere e lo sviluppo macroeconomico e territoriale sembra necessitare di studi più diffusi e corroborati da consistenti verifiche sul campo. Si tratta di un asse tematico primario, considerando la valenza biunivoca del rapporto tra empowerment femminile e sviluppo: da un lato lo sviluppo può ridurre l’ineguaglianza di genere, dall’altro la femminilizzazione dell’economia può promuovere lo sviluppo, creando quindi un circolo virtuoso di rafforzamento reciproco. Tra le questoni-chiave appare centrale l'eventuale specificità del contributo della cosiddetta imprenditorialità femminile sullo sviluppo dei sistemi locali a scala territoriale: in particolare, l'approccio di genere, su un piano teorico ed empirico, rivela fattori non scontati quali driver di competitività e resilienza territoriale, dal punto di vista del capitale umano, del capitale sociale, della creatività e dell’innovazione? In termini di innovazione di impresa e di sistema, quale nesso può rilevarsi tra la lettura di genere dell'imprenditorialità e la promozione  di risorse cognitive legate all’interazione tra gli attori economici e sociali, sia attraverso relazioni formali che informali,  quale fattore strategico per lo sviluppo aziendale e dei sistemi territoriali? 

4. L’innovazione sociale

Negli ultimi anni il concetto di “innovazione sociale” è stato usato come nuovo approccio analitico da un un lato e come strumento di azione politica dall’altro. Le stesse istituzioni comunitarie, che l’hanno fatto proprio tra le priorità dell’agenda europea, ne forniscono declinazioni diverse a seconda dell’area di policy coinvolta. E' indubbio che la sua “utilità” sia associata all’attuale fase di crisi del welfare state e ripensamento critico del modello di sviluppo capitalista e neoliberale. Innanzitutto, in quanto pratica tesa a generare insieme valore economico e sociale, la Social Innovation (SI) è spesso proposta come mezzo per portare a sintesi gli obiettivi della competizione economica, della coesione sociale e dello sviluppo locale o, quanto meno, come strumento per cercare di porre rimedio alle principali ingiustizie e inefficienze dell’economia di mercato. In secondo luogo, la SI permette di creare valore dal capitale intangibile di imprese e territori, attivando energie normalmente considerate residuali dal punto di vista economico e tecnologico. Attraverso iniziative di imprenditoria sociale, co-progettazione, democrazia partecipativa,crowdfundingcrowdsourcing e così via, soggetti tendenzialmente “negletti” quali i cittadini comuni, gli operatori del terzo settore e gli imprenditori sociali, sono messi al centro dell’attenzione dei policy maker. Il fine è generare innovazioni utili che soddisfino le reali esigenze della società (o di segmenti di essa). Un ulteriore aspetto riguarda la possibilità di realizzare la cosiddetta “società della conoscenza”. Attraverso i laboratori di innovazione e altre iniziative di SI, quali i progetti di open innovation, i living labs, i fablabs ecc., l’innovazione e lo sviluppo tecnologico cessano di essere processi elitari, limitati a poche categorie di professionisti (inventori, ingegneri, creativi ecc.), ma diventano esperienze aperte e pervasive, accessibili a tutti.

5. L’innovazione organizzativa nella filiera agro-alimentare: percorsi e politiche”

Negli ultimi anni, soprattutto sotto la spinta della crisi economica, si sono registrati significativi cambiamenti nell’organizzazione delle filiere agro-alimentari italiane. Una notevole eterogeneità permane, però, nella capacità e nel tipo di innovazione organizzativa di processo e di prodotto, soprattutto tra le diverse macro-aree del Paese. L'obiettivo della sessione è esplorare alcuni dei principali percorsi attivati sotto il profilo dell'integrazione orizzontale e verticale e dell'applicazione di tecnologie sostenibili per l’ambiente. La partecipazione di alcuni imprenditori del settore contribuirà a ragionare su alcune questioni-chiave: a) Quali sono i nodi da affrontare per rafforzare l’organizzazione delle filiere e produrre una buona governance, efficace per gli interessi collettivi delle aree interessate? b) Su quali strumenti di policy occorre puntare con più determinazione a livello nazionale, regionale e locale?

6. Dalle Competenze alla Costruzione sociale della qualità alimentare

Van der Ploeg pone al centro della sua analisi il tema delle tecnologie orientate alle competenze, che dipendono fortemente dalla centralità del know-how e delle pratiche del lavoro. In questa prospettiva, una competenza è definita come la capacità di (ri)organizzare e coordinare tempo, spazio, manodopera, ausili tecnici, flussi e standard di qualità, in un processo di apprendimento teso al miglioramento costante e cumulativo. In quest’ ambito concetti di qualità circolano, si formano reciprocamente e si adattano l’uno all’altro, creando nel loro insieme fiducia, nonché interessi e prospettive condivisi.  La costruzione sociale condivisa della qualità procede dunque parallelamente alla costruzione sociale di questi mercati

e107 Italian Team © 2010
This site is powered by e107, which is released under the terms of the GNU GPL License.
Cookies poliicy